17) Croce. Sulla rivoluzione.
Il filosofo italiano osserva che in Germania il problema
rivoluzionario si squilibr verso la teoria, al contrario di
quello che era avvenuto in Francia. Al termine della lettura vi 
un accenno al nazismo e a Marx.
B. Croce, La storia come pensiero e come azione (1938), Laterza,
Bari, 1943 4, pagine 65-73 (vedi manuale pagine 402-403).

 Ora, in Germania, per le particolari condizioni politiche del
paese, arretrate rispetto a quelle dell'Inghilterra e della
Francia (e in certo qual modo anche dell'Italia, la quale era
passata attraverso molteplici esperienze politiche, n le aveva
del tutto dimenticate), il processo si squilibr verso la teoria a
scapito della pratica; e parve, sebbene non potesse essere e non
fosse in tutto cos, una rivoluzione di carattere esclusivamente
teorico. Questa scissione del pensiero dall'azione, questa
rivoluzione veramente ideale di fronte a una rivoluzione reale, fu
notata da tedeschi stessi al prorompere e nel corso della
rivoluzione francese, dal Baggesen, dallo Schaumann, dal Fichte,
ed  lapidariamente incisa nella storia della filosofia dello
Hegel con le parole: Il nuovo principio in Germania ha fatto
irruzione come spirito e concetto, e in Francia come realt
effettuale. Il medesimo contrasto delle due correlative ma
separate rivoluzioni fu reso popolare da Enrico Heine ed 
ricordato in quei versi del nostro Carducci, nei quali Kant e
Robespierre, ignoti, in un desio di veritade, con opposta f,
decapitano l'uno Dio e l'altro il re. Ma, come accade dei
contrasti che l'intelletto intravede e che l'immaginazione si
compiace nel ritrarre drammaticamente in modi brillanti, i termini
di esso non sono esattamente enunciati, perch, veramente, con la
Rivoluzione francese si esaur nella pratica la filosofia
dell'illuminismo, alla quale l'idealismo storicistico sorgeva di
fronte, non gi espressione teorica e filosofica di essa, ma nuovo
pensiero e segno di nuovi bisogni e di una et nuova. Il Mser, a
mezzo il secolo decimottavo, comparando le tre storie di Francia,
d'Inghilterra e di Germania, aveva concluso che nella prima
vinsero i monarchi, nella seconda i nobili e liberi, nella terza i
servitori della corona (Kronbedienten). Il pensiero storicistico
si celebr in Germania nelle menti di uomini, devoti servitori del
re e dello stato, che badavano a tener ben divise e distanti,
quanto meglio potevano, speculazione e politica, e a non trarre
dalla prima le conclusioni pratiche per la seconda.
Da ci l'inefficacia o la poca efficacia civile e pratica della
loro filosofia storicistica, che perse via via il generoso spirito
illuministico di umanit che animava ancora lo Herder e altri
pensatori del secolo innanzi e non di alcun incentivo a quel
tanto, che pure pi tardi affior in Germania, del movimento
liberale europeo, e, turbata dalla pressione statale, turb e
corruppe alcuni dei propri concetti a servigio dello stato di
fatto e dei vecchi regimi. Senza parlare delle teorie
germanistiche imbastite dal Fichte, al quale formano scusa
l'angoscia patriottica e l'impeto della riscossa contro l'invasore
straniero, gi nello Hegel si osserva questo turbamento col dove
conferisce ufficio supremo, nella storia universale, ai Germani e,
nella filosofia del diritto, carattere esemplare eterno alla forma
di stato in cui li vedeva composti dopo le guerre napoleoniche.
L'italiano Vico si era lasciato bens soverchiare dall'idea dei
corsi e ricorsi, quasi legge di natura imposta alla storia che
solo dentro di essi si moveva dinamicamente e dialetticamente, e
perci fu chiuso all'idea del progresso; ma, quantunque pover'uomo
e vivente in angustie, era interiormente indipendente e
filosoficamente dignitoso, e non pecc, come lo Hegel, di
servilismo verso il suo popolo e il suo stato. Nondimeno, nella
dottrina storica dello Hegel, i Germani rappresentano un elemento
pur sempre ideale, la libert; e fu assai peggio quando finirono
col rappresentare solamente s stessi non pi apportatori di un
messaggio divino, ma bruta stirpe e razza, come  accaduto poi e
accade pi che mai oggi sotto i nostri occhi. N bisogna, per un
altro verso, dimenticare che tedesco, e appartenente all'ala
sinistra della tedesca scuola hegeliana, fu il Marx, che, in
quella qualit e in quella scuola, quando l'interessamento fu
trasportato dai contrasti politici agli economici, ide uno
storicismo teologico-materialistico, senz'altro di umanit e di
libert: il Marx, pi affine di quanto non paia al prussianesimo e
al suo culto della forza brutale.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume I, pagine 486-487.
